Straordinario insediamento, unico per la sua tipologia: una fortezza che ingloba al suo interno il Nuraghe. È parte del Parco Archeologico di Monte Sirai – Nuraghe Sirai.
Una fortezza con finalità produttive, unica nell’età del Ferro
Il Nuraghe Sirai, fondato nell’età del Bronzo Recente o Finale, è noto per aver portato alla conoscenza il più recente periodo della civiltà nuragica. Si tratta infatti di un caso finora unico: nell’età del Ferro non esistono siti confrontabili per la tipologia dell’insediamento, cioè una fortezza con finalità produttive, per l’architettura e per il resto della cultura materiale. Si ipotizza infatti che la fortezza del Nuraghe Sirai sia stata eretta da una comunità mista, composta dalla popolazione nuragica locale, e dagli abitanti di origine fenicia del Sulcis, in particolare di Monte Sirai, per il quale il Nuraghe Sirai era una sorta di “area industriale”. Una sorta di ri-fondazione avviene infatti nell’ultima parte del VII secolo a.C. quando l’insediamento si sviluppa su un’area di circa un ettaro, circondato da fortificazioni di tipo orientale e disposto a terrazze lungo i fianchi di una piccola collina, con il maestoso Nuraghe che svetta ancora sulla sommità. Il sito comprende dunque la fortezza (databile fra il 625 e il 550 a.C. ca.), e l’omonimo Nuraghe inglobato al suo interno (databile tra il XIV – e il IX secolo a.C.).
Area dei canali
Nel sito è stato scoperto un sistema di raccolta delle acque piovane: grazie alla morfologia cònica della collinétta lo spazio interno del villaggio è attraversato da vicoli molto stretti che si dipartono a raggiera dalla cima; l’acqua si incanalava anche all’interno degli edifici, come accade nell’officina delle pelli, per scendere poi verso l’esterno, attraverso le fortificazioni, e diviene alla basa una rete capillare, tagliata nella roccia ed orientata verso il Settore Nord, dove si ipotizza l’esistenza di bacini di raccolta, cisterne, o anche un fossato esterno all’insediamento.
Forno per la ceramica
All’esterno delle fortificazioni si trova una fornace per la produzione della ceramica: la prima struttura produttiva del ciclo della ceramica finora rinvenuta. Nella costruzione si conserva la base della camera di combustione, a ferro di cavallo: sono perduti sia il piano della cottura che la parte superiore, che veniva realizzata a ogni cottura con una cupola di mattoni crudi. La planimetria e la struttura architettonica riportano ai forni a due lobi di origine orientale e a simili installazioni del Mediterraneo centrale.
Fortificazioni
Le fortificazioni, erette alla fine del VII sec. a.C. secondo un modello orientale, si presentano come terrapieni composti di camere cieche, riempite di terra e pietre. Su questa base poggiava un piano superiore praticabile, sul cui tetto vi era un camminamento munito di parapetto. I terrapieni si appoggiano alla più̀ antica muraglia nuragica e sono intervallati da muretti perpendicolari. Il perimetro esterno è, a tratti, “ad assi spezzate”. Alla base è realizzato con grandi blocchi verticali affiancati, e gli spazi residui riempiti di pietrame minuto e malta; nell’elevato erano impiegati blocchi orizzontali. Lo spessore medio dei terrapieni è di circa 6 mètri. In una seconda fase il sistema fu rafforzato con un muro di contenimento e una muraglia più esterna, separati da un camminamento interno.
Magazzino
Alla seconda fase delle fortificazioni risale la costruzione, fra 580 e 560 a.C., di un edificio di grandi dimensioni (m 18×10 ca.), aggettante verso l’esterno dei terrapieni e composto di quattro vani adiacenti, a sviluppo longitudinale e bipartiti. La sua funzione è probabilmente quella di magazzino, data la struttura, la posizione e l’accessibilità degli ambienti. Del magazzino è stato eseguito lo scavo integrale di uno dei vani maggiori, il vano A, mentre nel vano B si è raggiunto un piano contemporaneo a una fornace ancora in situ.
La Porta Nord
Nelle fortificazioni Nord-occidentali si trova una porta pedonale, rivolta a N, articolata in un vano esterno e un piccolo vano interno, accessibile da una coppia di ante. Qui si trovano un posto di guardia rialzato e due accessi a scalini, uno verso la strada retrostante e l’altro verso la sommità delle fortificazioni. Il vano più esterno della porta è compreso fra due terrapieni, mentre quello interno è fiancheggiato da due torri, suddivise in vani interni, dei quali uno, molto stretto, ospitava la scala. L’accesso pedonale si spiega con la conformazione della fortezza, caratterizzata da vicoli strettissimi, che potevano essere attraversati solo a piedi o su animali.
Laghetto
A Ovest della fortezza si trova un bacino naturale, le cui sponde lambivano le fortificazioni, e che attualmente si riempie con le acque piovane invernali e primaverili. Grazie alle indagini geologiche conosciamo l’antico fondo, databile almeno al III sec. a.C., più profondo dell’attuale di oltre 1,20 m. Tra l’antico fondo e quello odierno gli scavi hanno evidenziato una sistemazione con un letto di pietre che risale alla prima età sabauda. Al laghetto si deve collegare anche un sentiero d’accesso dal fondo acciottolato ed un dispositivo che regolava l’ingresso delle acque e il “troppo pieno”, costituito da un semplice canale che dalla quota più alta della sponda del laghetto, si sviluppa sia verso l’interno che verso l’esterno.
Sacello
Alle spalle della porta si trova un’area sacra e artigianale. Si tratta di un complesso di ambienti circolari, ellittici, rettangolari, incentrato su un’area aperta, munita di un altare e di una piattaforma circolare. Nell’edificio ellittico, diviso in due ambienti, si trovano da una parte il sacello, dall’altra l’officina del vetro. Il sacello ingloba una rotonda nuragica preesistente, con pareti in opera isÓdoma, un sedile circolare, un pavimento a lastre e un bacino per l’acqua. Nel sacello il pavimento lasciava scoperta la superficie del sedile, che funzionava da banchetta: da qui proviene un amuleto raffigurante un sileno; intorno al bacino sono stati ritrovati un amuleto di Horus e due fusaiole in pietra. Dai pressi della parete esterna, dove si osservano piccole lastre bianche disposte “a spina di pesce”, provengono uno stiletto, un frammento di spada ed un bracciale di bronzo, interpretabili come oggetti votivi.
Officina del vetro
Alle spalle del sacello si trova la prima officina completa per la produzione del vetro, finora ritrovata. Una prima fornace serviva alla fusione della materia prima, la quarzite. La fornace centrale è composta di un vano per la combustione di rami e piante, e di uno spazio per la fusione del ferro.
La terza è una piccola camera quadrata per l’ultima fusione della pasta vitrea. Due vasche, una trapezoidale e una rivestita a lastre, servivano per raffreddare gli attrezzi e i prodotti estratti dalle fornaci. Oltre a numerosi contenitori, sono state trovate svariate attrezzature: macine per la frantumazione del quarzo, un mortaio per polverizzare conchiglie e ossi; crogioli, pinze per estrarre il materiale incandescente, un segaccio e un arco in corno di cervo, usato come acciarino. Un esempio del prodotto finito è costituito infine da due perle di vetro opaco.
Area di macellazione
L’edificio beta si compone di due vani rettangolari, di differenti dimensioni, che si appoggiano a una costruzione circolare pre esistente. Nel vano più ampio sono state scoperte piattaforme, forni mobili di terracotta e soprattutto un sistema di canali che si sviluppano su quote differenti, anche con canaletti sotterranei. Il piccolo vano adiacente è incentrato su un focolare angolare. Considerando la connessione con il sacello e con l’area aperta dotata di un altare esterno, è possibile che il vano più ampio fosse destinato alla macellazione e al lavaggio di animali da sacrificio, mentre nel vano più piccolo si svolgesse la combustione delle carni.
Officina del fabbro
Sull’area aperta di fronte al sacello, si apre un edificio circolare, più antico dell’area sacra. Nella sua fase più antica conservava infatti, sotto un pavimento a lastre, un ripostiglio nascosto, costituito da una grande anfora. Fra l’VIII e la prima metà del VII secolo a. C. il vano ospitava l’officina di un fabbro, della quale restano visibili sia il punto di fuoco che l’alloggiamento della fòrgia e del tino per l’acqua. Nella fase del sacello lo spazio era occupato da almeno tre fornaci in mattoni crudi utilizzati per la cottura di conchiglie e ossi, riciclate dai resti di pasto e utilizzati per produrre il carbonato di calcio, ingrediente fondamentale nel ciclo del vètro, al quale conferiva una maggiore stabilità.
Officina delle pelli
Un’area artigianale per la concia delle pelli si trova nell’isolato k. Il pavimento di argilla presenta delle pendenze e delle canalette per le acque piovane che vi si riversavano da una condotta interna alla parete Nord; di qui, l’acqua attraversava tre vasche, decantava e veniva filtrata per poi scaricare in un tombino nell’angolo est. A una fase posteriore risale una piccola fornace quadrata per la calce. Dal vano provengono diversi crogioli e pentole, insieme a numerose lastre litiche e macinelli utilizzati per la raschiatura delle pelli, e altri contenitori collassati presso l’angolo N: anfore, ziri, lucerne, piccole brocche. Le anfore contenevano la calce, ora spenta, necessaria per rimuovere le parti inutili delle pelli.
Edificio Omicron
Nella parte più alta del villaggio si trova un grande edificio di destinazione sacra (di oltre 12 metri e e mezzo di lunghezza per circa 6,7 m di larghezza) che si distingue dagli altri per le dimensioni, per la pianta rettangolare, e per l’uso di grandi blocchi nelle murature esterne. L’edificio è accessibile da una rampa a scaloni. Nel primo vano, di maggiori dimensioni si trovano due basi parallelepipede, dove alloggiavano due stele o pilastri sacri, cioè le rappresentazioni non antropomorfe delle divinità. Simmetricamente, di fronte alle basi, si trovano due tavole offertorie monolitiche, di riolite rossa. Da un ingresso laterale si accedeva a un ambiente retrostante, il cui scavo deve essere ancora completato. Alcune monete del III sec. d.C. provenienti dalla rampa d’accesso indicano che l’area fu frequentata fino all’età romana imperiale.
Complesso nuragico
Il Nuraghe Sirai, in cima alla collina, è incluso al centro della fortezza. Al momento si può descrivere come un complesso dotato di cinque, o forse sei torri perimetrali, che racchiude un cortile interno, dominato da una torre centrale. Gli scavi hanno finora riguardato il settore Nord-Est e il cortile interno e hanno messo in luce una torre finora non individuata, composta di varie camere sovrapposte, e una cortina muraria che fascia la torre centrale e la torre N. Sulla cortina si è individuato un ingresso, situato a una quota molto alta. Lo scavo del cortile, ancora da terminare, ha rivelato che la torre centrale doveva essere rivestita di blocchi bianchi sul lato est, forse per spiccare maggiormente sul paesaggio. I reperti rinvenuti dimostrano che il complesso era frequentato intensamente anche nell’età del Ferro, e saltuariamente fino al periodo altomedievale.
Orari e Visite
Attualmente il sito apre al pubblico per particolari manifestazioni durante le quali si effettuano visite guidate su prenotazione.
Biglietti
Ad apertura definitiva (in data da definirsi) gli orari e le tariffe saranno pubblicati sul presente sito web.
Contatti
Località Sirai – SS126 km 17
Tel. +39 345 755 9751 / +39 0781 188 8256
E-mail: museicarbonia@gmail.com















